Nel contesto palladiano di Villa Thiene troverà espressione quello che rappresenta
l’esordio del collettivo artistico indipendente formato da Giulia Tombolato, Giorgia
Contin, Romina Dorigo, Speranta Miruna Beato ed Elisabetta Dal Pozzolo.
Le forme attraverso cui le artiste si esprimono differiscono tra loro, ma profondamente
legati sono i contenuti e le ispirazioni che alimentano la loro ricerca artistica. Per questo
nasce il collettivo con il nome “BOW”, tradotto dall’inglese “inchinarsi”, ma al contempo
acronimo che racchiude altre parole: Border (“confine”), Opposite (“opposti”) e Wandern
(dal tedesco, “peregrinare”).
La mostra cui il collettivo BOW invita si intitola Cavallo d’aria - [Khei - àt], una parola che
nel nostro vocabolario non esiste, lontana da noi, ma profondamente significante. Nella
cultura tuvana – legata a un gruppo etnico di origine turca della Russia e della Cina – il
cavallo d’aria è visto come il mediatore tra il mondo fisico e quello spirituale: il ponte che
collega la dimensione fisica e quella metafisica, e che trova la sua concretizzazione nel
canto di gola eseguito dai tuvani. Questi ultimi, infatti, realizzano questo canto utilizzando
uno strumento ad arco con il manico a forma di testa di cavallo; il cavallo d’aria, di
conseguenza, rappresenta l’attimo in cui il cantore, tramite lo strumento, attinge alle sue
più profonde dimensioni spirituali, al fine di produrre armonia, suono e arte.
Il collettivo BOW presenta in questa mostra il proprio aver adottato il canto del cavallo
d’aria: la sintesi, s’intende, dell’inchinarsi di fronte alla produzione artistica e
dell’ispirazione che deriva dallo scavare in profondità in cerca del ponte tra fisico e
spirituale.

