A dieci anni dalla scomparsa di Franco Fiabane, il Museo Civico di Belluno ospita una grande mostra retrospettiva dedicata all’opera di uno degli scultori più significativi del secondo Novecento veneto, allestita nelle sale di Palazzo Fulcis dall’11 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026.
Il percorso espositivo, che presenta oltre 180 opere, ripercorre oltre 50 anni di attività: dalle prime esperienze in Bottega, fino alle grandi mostre internazionali, passando per le numerose opere pubbliche che costellano la provincia. Un'occasione per riscoprire il valore e l'eredità artistica di Franco Fiabane che con la sua opera ha saputo lasciare un segno profondo nella comunità bellunese e oltre.
Sotto il porticato di Palazzo dei Rettori, sede della Prefettura, l'opera Le Muse , realizzate nel 1995 in pietra di Nanto, anticipa"simbolicamente" l’apertura della mostra. La monumentale opera, rappresentativa dell’artista, eccezionalmente collocata nel cuore della città, appartiene alla Collezione Fiabane e finora è stata custodita nella residenza privata dello scultore. Presentata per la prima volta in uno spazio pubblico manifesta così la sua originaria vocazione di arte civile.
Composta da nove figure, Le Muse rappresentano le ispiratrici per eccellenza, figlie di Zeus e Mnemosine, ispiratrici e protettrici di ogni forma d’arte, incarnano nella visione di Fiabane una potente sintesi tra radici classiche e ricerca contemporanea, restituendo al pubblico un’opera che è allo stesso tempo solenne e intensamente poetica.
L’inaugurazione della mostra ricade simbolicamente in prossimità del 62^ anniversario della 𝘁𝗿𝗮𝗴𝗲𝗱𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗩𝗮𝗷𝗼𝗻𝘁 onorata dall’artista con numerose opere. Il 𝗰𝗶𝗺𝗶𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗺𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗟𝗼𝗻𝗴𝗮𝗿𝗼𝗻𝗲 ospita un 𝘁𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶𝗰𝗼 𝘀𝗰𝘂𝗹𝘁𝗼𝗿𝗲𝗼 dell'artista realizzato in marmo bianco di Carrara in memoria delle vittime: una statua ricorda gli emigranti longaronesi rientrati in patria per la tragedia, un’altra opera ricorda i soccorritori e l’ultima scultura è dedicata ai 31 bambini mai nati: le mamme innalzano idealmente i loro piccoli verso il cielo, verso quella luce che non hanno potuto vedere prima.
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