Nella pratica di Giovanna Bonenti la materia si piega e si deforma in sintonia con ciò che la circonda, con ciò che le capita intorno, sopra e sotto. Forme e increspature si sviluppano da dietro o da dentro l’oggetto e vengono alla luce: traspare qualcosa come le radici affioranti sull’asfalto. Intendendo la scultura come forma che proviene da spinte interiori alla materia, che l’artista deve captare soprattutto attraverso il tatto, invece che in modo retinico, le sculture in ceramica di Bonenti sono scafandri di crisalidi, promettono forme che non si realizzeranno in una forma definita; gravidanze di qualcosa che non vuole essere altro che una forza germinatrice, un bulbo piantato nella terra che ha dentro di sé l’infinità delle forme possibili, continue metamorfosi e perenni apparizioni di forme in cerca di se stesse, attraverso gli elementi basilari della vita: la terra, l’aria, l’acqua e la luce.

