Sabato 16 dicembre 2023 alle ore 17.00 la galleria Visioni Altre presenterà le opere di Tiberio Grego con l'esposizione dal titolo "Nuove Liturgie per un'epifania dell'identità" a cura di Adolfina de Stefani e Paola Caramel.
La mostra sarà visibile dal 15 dicembre 2023 al 14 gennaio 2024.
“Con Nuove Liturgie desidero ricostruire un luogo nel quale raccontare gli aspetti
paradossali che accompagnano lo sviluppo dell’identità. Nell’immaginarlo ho
sentito la necessità di rivolgermi con ironia e giocare con alcune icone ed
espressioni artistiche che hanno partecipato allo sviluppo dell’arte in Occidente. E
poiché l’arte ha spesso contribuito in modo significativo a diffondere forme di
culto, mi divertiva l’idea, sebbene se ne ricavi quasi un ossimoro, di assumere un
approccio religioso alla laicità per costruire un tempio dove il culto o la narrazione
fossero però altro: non la certezza data da una Fede, ma i dubbi e i conflitti ai
quali la Realtà, con i suoi Sguardi, ci espone per poterci individualizzare.
Parafrasando Hanna Arendt: senza una storia ma soprattutto qualcuno che la
narri noi non sappiamo chi siamo: c’è, quindi, bisogno della presenza dello
sguardo dell’altro. Un bisogno che si fa poi motore del desiderio di un’epifania
dell’identità. Ma lo sguardo dell’altro è sempre parziale e può generare conflitti o
richiedere una negoziazione: nell’esplorare se stessi, attraverso gli altri, il rischio di
un naufragio può essere davvero concreto.
In questi lavori ho privilegiato l’uso della sabbia: un materiale che ha la capacità
di ricordarci quanto sia effimera l’idea del raggiungimento di una condizione di
stabilità, e il cui portato simbolico si presta per raccontare quella condizione in
continuo divenire che è propria dell’identità. Nel tentare di “coprirsi” per
proteggersi dalla propria fragilità, il nuovo abito diventerà una “pelle” e in seguito
persino il contenuto stesso. Perciò, è corretto chiedersi, guardando a questi miei
lavori, se essi siano interamente fatti di sabbia oppure raccontino di oggetti
ricoperti di sabbia. Il dubbio è essenziale perché questa ricerca artistica e di
linguaggio abbia un senso. Ma c’è anche un’altra domanda altrettanto
pertinente: la nostra identità si sviluppa per sottrazioni o per stratificazioni?
Non di meno il pigmento, come la sabbia, è una materia che per la sua stesura
richiede un approccio fisico, un contatto diretto, tattile, con la composizione.
Diversamente dai lavori con la sabbia, le figure antropomorfe protagoniste dei
disegni, sono nude o quasi scarnificate, sospese nello smarrimento, in una ricerca
di senso.
Nel percorrere questa mia installazione non resta che pensare a una Cerimonia
che celebri l’acquisizione di una nuova ipotetica consapevolezza. La liturgia la
lascio ora immaginare a voi: mi raccomando però, non prendiamoci comunque
troppo sul serio.”
Tiberio Grego
Scrive il critico d’arte Simone Azzoni
L'opera è la forma della sua presenza in mezzo al pubblico. Tiberio Grego agisce
sullo spazio con un opus alchemico che riconfigura prima il tempio e poi il White
Cube. Lo spazio bianco della galleria, esonerato dai flussi della cronaca e della
vita, declina il suo ruolo meditativo a-temporale per farsi crogiolo della
dissoluzione e della trasformazione dei materiali. Se il bianco si fa albedo, lo spazio
si orienta alla dimensione sacrale del tempio, luogo di una trascendenza che
dalla primordialità della caverna si fa verticalità: totemico segno di una religo
balbettante e incerta.
Morte e resurrezione, maschera e iconologie confessionali, si ricreano passando
dal loro svuotamento segnico. In questo abbandono della rappresentazione e
figurazione, emergono grumi, macerie materiche, coaguli disposti per arcane
adorazioni. Nella loro fissità lo sciamano-artista cerca eternità e bellezza. Sulla
sabbia lascia un segno l'uomo che troppo ha creduto in ciò che è destinato a
essere fantasma, immagine precipitata negli abissi di un’identità dissolta.
Qui s’incontra una natura non metamorfica o ibrida, ma allargata. L'artista ha
disarcionato le cose dall’uso edonistico. Anche il possesso, dello sguardo e delle
mani è la possibilità di un nuovo rapporto con il mondo. Il tempio in fondo “serve”
a questo: ripensare l'opera come durata da sperimentare. Qui si rivede l'opera
-propizia all’espressione di questa civiltà della prossimità -come forma dell’intersoggettività consacrata da una nuova trascendenza.
Tiberio Grego. Artista. Nella sua ricerca ha rivolto la sua attenzione in modo
particolare al tema dell’identità. Nato nel 1966, ha partecipato a diverse mostre
d’arte contemporanea e festival cinematografici, tra gli altri è stato premiato al
Reggio Film Festival (2006), è stato finalista per i Nastri d’Argento (2007) e ad Arte
Laguna Prize (2010). È autore di Ti chiamerò così edito da La Bussola (2022).

