Il titolo della mostra, «Paradeiser», apre a un'interpretazione intermedia tra promessa e caducità. Il termine, che richiama la parola «paradiso», rimanda anche al termine tedesco per indicare il pomodoro, con il suo colore luminoso, la sua sensuale fisicità e il suo legame con il cibo, il desiderio e l’abbondanza. Il pomodoro appare quindi come un frutto paradisiaco, ma anche come qualcosa di transitorio, vulnerabile e soggetto a decomposizione.
Il paradiso non è quindi un luogo sicuro o raggiungibile, ma una soglia, uno stato intermedio tra il divenire e il dissolversi, il desiderio e la perdita, la bellezza e la finitezza. Il giardino terrestre è un luogo in cui si concentrano questioni legate alla cura, alla coesistenza e alla reciproca dipendenza. Contro lo sfondo dei cambiamenti ecologici e sociali del presente, quattro posizioni artistiche indagano il modo in cui ripensare il rapporto tra forme di vita umane e non umane.
Le opere di Julia Bornefeld, Florian Borkenhagen, Philipp Putzer e Mischa Sanders affrontano queste tematiche da prospettive diverse. Julia Bornefeld combina pittura, scultura, fotografia e installazione per creare spazi esperienziali in cui materia, corpo, spazio e percezione si influenzano a vicenda. Florian Borkenhagen parte dall'ordinario e, attraverso la decostruzione e la reinvenzione, trasforma oggetti familiari in sorprendenti portatori di nuovi significati. Il duo artistico Philipp Putzer e Mischa Sanders lavora con oggetti trovati, frammenti e disegni, trasformandoli in strutture scultoree che si collocano a metà strada tra natura e architettura, crescita e decadenza, memoria e immaginazione.

