«Il più profondo è la pelle.»
Le parole di Paul Valéry attraversano come un filo invisibile Sul futuro del corpo, la mostra curata da Barbara Codogno che riunisce alla Galleria Civica Cavour di Padova diciassette tra i più autorevoli protagonisti della nuova figurazione internazionale, in un’esposizione che vanta oltre 50 importantissime opere, molte di grandi dimensioni.
In un tempo in cui il corpo è continuamente esposto, misurato, corretto, colonizzato e omologato, la mostra torna a interrogarlo nella sua dimensione più concreta e insieme più enigmatica: come luogo dell'identità e della memoria.
Ogni giorno affidiamo l’immagine del nostro corpo ad algoritmi e dispositivi che lo registrano, lo interpretano, lo archiviano e lo rendono infinitamente riproducibile.
Mai come oggi il corpo è stato così visibile e, paradossalmente, così distante dall'esperienza vissuta.
La rappresentazione tende a sostituire la presenza, mentre l'immagine rischia di prevalere sull'esperienza.
In questa frattura risuona il richiamo di “Magnifica Humanitas”, l’enciclica di Papa Leone XIV sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale che invita a rimettere al centro la dignità irriducibile dell’umano. Un pensiero che attraversa anche la mostra, là dove il corpo non è immagine da consumare né dato da ottimizzare, ma presenza viva, vulnerabile e relazionale.
È dentro questa frattura che nasce Sul futuro del corpo: una riflessione sul destino dell’umano nell'epoca della sua progressiva smaterializzazione.
Lontana dalle retoriche della tecnologia e dalle narrazioni post-umane, la mostra assume il corpo come archivio vivente, spazio simbolico e politico, luogo in cui continuano a inscriversi memoria, desiderio, trasformazione e rapporti di potere.
Attraverso pittura e scultura, gli autori mostrano come il corpo sia tornato al centro della ricerca artistica non come semplice soggetto iconografico ma come luogo critico.

